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neóteroi, sm. pl.

Gruppo di poeti latini del I sec. a. C. (detti anche poetae novi , secondo la sprezzante definizione usata da Cicerone per indicarne le tendenze innovatrici; oppure, secondo un'altra definizione data da Ennio Cantores Euphorionis , dal nome del poeta Euforione di Calcide, celebre per la preziosa erudizione e raffinatezza dei suoi versi), caratterizzato dalla poesia elegante e raffinata, che rifiutava i valori tradizionali e l'esaltazione di Roma. La poesia neoterica non è altro che un aspetto del generale fenomeno dell'ellenizzazione dei costumi romani e della trasformazione dei modi di vita conseguente alle conquiste operate nell'area orientale che avevano messo a contatto una società arcaica con una civiltà più raffinata (Orazio avrebbe detto "Graecia capta ferum victorem cepit et artes intulit agresti Latio", La Grecia conquistata conquistò il vincitore e introdusse le arti nel Lazio contadino). Questo complesso fenomeno di trasformazione incontra la tenace resistenza dei cultori della tradizione. Una manifestazione dell'influsso della cultura greca è costituita dalla comparsa di un tipo di poesia fino a quel momento estranea al gusto romano: leggera, personale, breve, giocosa, con una spiccata ricerca della forma. La rivoluzione letteraria è la spia della crisi dei valori del costume tradizionale. I principali esponenti furono Gaio Valerio Catullo (nativo di Verona, il più famoso dei neóteroi , del quale abbiamo 116 carmi), Elvio Cinna (nativo di Brescia, autore del poemetto Zmyrna frutto di nove anni di lavoro di cesello), Valerio Catone (originario della Gallia Cisalpina, critico oltre che poeta), Licinio Calvo (nato a Roma da illustre famiglia plebea, fu oratore famoso, scrisse epigrammi, epitalami, carmi di soggetto amoroso e un epillio intitolato Io , dal nome dell'amata da Giove e perseguitata da Giunone), Furio Bibaculo (nativo di Cremona, noto per aver scritto epigrammi satirici contro l'imperatore Augusto) e Terenzio Varrone Atacino (nativo di Atax, nella Gallia narbonese, noto per il poema storico Bellum Sequanicum , per una lirica erotica intitolata Leucadia , e per la traduzione delle Argonautiche di Apollonio Rodio).